ASSISI
Universalmente nota per aver dato i natali al Santo Patrono d’Italia, Assisi trae le sue origini da un piccolo villaggio abitato dagli Umbri già nel periodo Villanoviano (IX - VIII secolo a.C.). La città si sviluppa a ridosso dei territori controllati dagli Etruschi, e orbita sotto il loro potere fino al 295 a.C. quando, i Romani imposero il loro dominio anche nell'Italia centrale. Per Asisium (così era chiamata dai romani) fu un periodo prospero: innalzata a Municipium diventò un importante centro economico e sociale dell'Impero romano.
Con il crollo dell'Impero di Roma anche Assisi conobbe la buia età delle invasioni barbariche e, nel 545, fu saccheggiata dai Goti. Conquistata dai Bizantini passò, poco tempo dopo, sotto il dominio longobardo divenendo, nel XI secolo, libero Comune. Dopo un periodo di guerre, nel 1174 fu assediata e conquistata da Federico Barbarossa che diede l'investitura della città al duca Corrado di Lutzen. Pochi anni dopo, tra il 1181 e il 1182, nasce ad Assisi Francesco, figlio di Pietro di Bernardone il futuro Santo che, con la sua opera, segnerà la storia del luogo e dell'umanità.
Successivamente la città passò sotto il dominio della Chiesa, dei Perugini, di Giangaleazzo Visconti, dei Montefeltro, di Braccio Fortebraccio da Montone, passando, infine, sotto il controllo di Francesco Sforza.
Assisi venne stabilmente assegnata alla Chiesa al tempo di papa Paolo III nel XVI secolo. Nel 1860, con plebiscito unanime, aderì al nascente Stato italiano.
La Basilica di S. Francesco e Il Sacro Convento. Il complesso basilicale si compone di due chiese sovrapposte - l'inferiore (1228-1230) e la superiore (1230-1253) - e una cripta, scavata nel 1818, con la tomba del Santo. Si accede alla prima dalla Piazza inferiore, delimitata da un portico del '400. La pianta è a doppia T. La decorarono i maggiori pittori del '200-'300: Cimabue, Giotto, i Lorenzetti, Simone Martini. La chiesa superiore, ad una navata, è impreziosita dagli affreschi di Giotto che illustrano la vita del Santo. Nel convento, assai notevole è il Tesoro con rari codici miniati, dipinti, reliquiari, arazzi, arredi sacri.
CARSULAE
L’antica città romana di Carsulae può senza dubbio meritarsi l’appellativo della
‘Pompei dell’Umbria’ Questa interessante zona archeologica, posta tra Terni e
Sangemini, infatti, non è stata ancora del tutto riportata alla luce e come Pompei
fu abbandonata probabilmente a causa di un importate smottamento del terreno.
Carsulae fu una delle "stationes" ubicate lungo la via Flaminia e proprio
a questa importante strada consolare romana deve la sua fortuna: fu infatti un
centro di grande rilievo grazie alla sua posizione strategica, vicina a Roma
ma anche grazie anche alle acque minerali di San Gemini che i Romani già conoscevano
e ne apprezzavano le elevate qualità.
Fu grazie al Principe Federico Cesi di Acquasparta, fondatore dell'Accademia dei Lincei, se nel XVI secolo iniziarono le primissime campagne di scavo a Carsulae. Da allora ad oggi sono stati riportai alla luce la zona del Foro con i resti della basilica, i due templi gemelli, il teatro e l'anfiteatro, e il bellissimo arco di San Damiano.
BOLSENA E CIVITA DI BAGNOREGIO
Anche se situate geograficamente nel Lazio, le due piccole cittadine hanno avuto da sempre uno stretto legame con l’Umbria e soprattutto con Orvieto.
Entrambe, infatti, come Orvieto sono situate nella stessa zona vulcanica originatasi migliaia di anni fa. Bolsena inoltre costituì rifugio per la popolazione orvietana scacciata dai Romani dopo l’invasione del 264 a.C. A Bolsena, avvenne il famoso Miracolo del 1263, rievocato ogni anno ad Orvieto attraverso la celebrazione del
Corpus Domini.
La cittadina lacustre, fondata nel 265 a. C. con la popolazione deportata dall’etrusca Velzna (l’odierna Orvieto), è situata sulla riva nord-orientale del lago omonimo (il secondo, per grandezza, dell’Italia centrale e uno fra i più puliti d’Europa) costituito dalla caldera principale di un complesso vulcanico. Le acque del lago sono oggi, come lo erano già nell’epoca dei Romani ricche di pesce, come il coregone, che dà vita a molte ricette locali, il luccio, il persico, la carpa, la tinca e l’anguilla.
Il Borgo medievale, perfettamente conservato, è dominato dalla rocca, a pianta quadrata munita di quattro torri, eretta dagli Orvietani nel XII sec. e attualmente sede del Museo Territoriale del Lago di Bolsena dove, attraverso interessanti reperti villanoviani, etruschi e romani, e con pannelli didattici, sono illustrate le vicende del popolamento nei secoli del bacino lacustre.
Civita di Bagnoregio, è un luogo incantato, dove il tempo sembra essersi fermato
. Il piccolo borgo è infatti completamente isolato ed è raggiungibile solo attraverso
un ponte pedonale in cemento armato. La causa di questo isolamento è dovuto alla
progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita
alle tipiche forme dei calanchi e che continua, ancora oggi, rischiando di far
scomparire il piccolo paese. Per questo Civita è chiamata è "la città che muore".
All'interno del borgo rimangono varie case medievali, la chiesa di San Donato
(che si affaccia sulla piazza principale), il Palazzo Vescovile, un mulino del
'500, la casa natale di San Bonaventura e la porta di Santa Maria, con due leoni
che tengono tra le zampe, una testa umana (a ricordo di una rivolta popolare
degli abitanti di Civita, contro la famiglia orvietana dei Monaldeschi).